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" A stento riesco a muovermi. Ho fame, freddo, ho perso ogni cosa che materiale si possa definire, ma soprattutto l'amore per me stesso, quella sì che è una grave perdita! Mi sento colpevole di non aver esatto il giusto rispetto dagli altri, e ora è troppo tardi per rimediare. Sono vecchio e privo di forze.
Ti ho cercato, Lestat. Ho navigato a lungo nel Mediterraneo, ho esplorato gran parte della Alvernia, bazzicato i salotti dell'alta società con un berretto in mano, nella speranza che qualche nobile uomo mi regalasse una moneta, seppur di poco valore.
Giunto a questa età, ho iniziato a dubitare dell'esistenza del paradiso, e ad essere sempre più certo di quella dell'inferno. Per me l'inferno è il nulla... il nulla che per l'eternità ci attende dopo il trapasso, fatto di noia, rimpianti e sensi di colpa per aver vissuto. Aver vissuto significa non aver vissuto appieno la vita, che ha sempre presentato ostacoli alimentando il mal di vivere di ciascuno di noi.
E se fosse eterna, la vita? Tu hai la vita eterna, Lestat. Fa di me un eterno essere. Non mi importa di essere costretto a bere il sangue di quegli umani ai quali sempre avverso sono stato.
So che tu mi daresti la scelta che a te non fu mai data: morire o avere l'eterna vita oscura. Se dovessi venire in risposta alle mie preghiere, saprai già cosa sceglierò ".